Le caratteristiche di un porta-biciclette (rastrelliera)


Il progetto di un porta-biciclette nasce dalla analisi di come i ciclisti urbani (utenti) risolvano i problemi che li interessano (muoversi in bicicletta e conservarne la proprietà) oppure scavalchino il problema senza affrontarlo lasciando a casa la bicicletta. Il porta-biciclette è uno degli oggetti che incontriamo frequentemente, in forma esplicita oppure in forma mascherata come un palo od una recinzione, del quale i ciclisti urbani si servono in maniera più o meno frequente e del quale spesso non sono soddisfatti.

Come in ogni attività, la comodità dell'uso incentiva l'uso stesso. La scarsità cronica di piste ciclabili (maggiormente in alcune zone del Paese rispetto ad altre) scoraggia l'uso della bicicletta e l'assenza di adeguate strutture di “ritegno” delle biciclette non ne incentiva l'uso per timore dei furti.


Osservando attentamente la maggior parte dei porta-biciclette si ricava la sensazione che siano progettati tenendo in maggior conto, in maniera comprensibile ma non condivisibile, l'aspetto economico rispetto a quello funzionale.
Nella mobilità urbana la bicicletta è una sorta di cenerentola e di conseguenza i porta-biciclette, oggetti tipicamente di nicchia specie per il mercato italiano, sono spesso considerati alla stregua di un orpello. Nel panorama urbano italiano le biciclette, seppur numerose ed in crescita specie negli ultimi anni, sono quasi ovunque talmente estranee al comune sentire, che spesso si trovano nei cortili e negli androni dei condomini, i cartelli “vietato parcheggiare le biciclette”. Questo la dice lunga sull'ostracismo nei confronti di uno dei mezzi di trasporto meno inquinanti e più capillarmente diffuso in tutto il mondo.


Visto l'evolversi del tema della mobilità sostenibile urbana, riteniamo opportuno che, con lo stesso criterio con il quale le attività commerciali devono essere dotate di aree destinate a parcheggio delle automobili (come previsto dagli strumenti urbanistici) ci sia una altrettanto capillare diffusione di aree di sosta attrezzata per le biciclette, specie nei centri urbani dove la circolazione delle biciclette risulta vantaggiosa rispetto a quella con le automobili.


Oltre al centro città, anche le stazioni ferroviarie, nodi per eccellenza di scambio intermodale per i pendolari, sono spesso sprovviste (o ne sono dotate in maniera insufficiente) di aree destinate alla sosta ed alla custodia delle biciclette che quindi inevitabilmente vengono “lucchettate” in maniera casuale ed approssimativa ai pali oppure alle ringhiere, senza alcuna logica e senza rispetto per il passaggio dei pedoni e lasciate esposte all'interesse dei ladri oltre che alle intemperie.
Quando le aree di sosta sono presenti, sono particolarmente sovraffollate, a dimostrazione che non è la domanda che risulta carente ma è la risposta ad essere totalmente tecnicamente inadeguata e numericamente sottodimensionata.


L'analisi
Nelle città italiane si trovano numerosi tipi di porta-biciclette, con forme più o meno interessanti, ancorati singolarmente al suolo o più frequentemente montati in batteria (rastrelliere). Abbiamo scelto di analizzare quest'ultima tipologia, per estrapolarne gli aspetti più interessanti e proporre uno schema di progetto in grado di migliorare i concetti esistenti.


I porta-biciclette esistenti in commercio (eccetto alcuni di recente produzione) sono generalmente costituiti da basse rastrelliere metalliche, a passo costante (inadeguato ad un facile utilizzo) zincate e/o verniciate, qualche volta realizzate in acciaio inox. Funzionano incastrando la ruota anteriore della bicicletta ed ancorandola alla rastrelliera tramite lucchetti o catene. Questa impostazione si rivela tecnicamente molto semplice, economicamente vantaggiosa per la semplicità costruttiva, esteticamente poco ingombrante ma ergonomicamente poco funzionale e dispendiosa in termini di tempo impiegato per l'operazione di parcheggio.
Vediamone i motivi:

  • l'utente deve ancorare la sola ruota anteriore alla rastrelliera esponendosi al furto del resto della bicicletta. Una parziale soluzione si può ottenere con “cavi a molla” di opportuna lunghezza che assicurino il telaio e le ruote contemporaneamente.


  • il punto di ancoraggio a terra obbliga l'utente ad abbassarsi per fissare la bicicletta. Premesso che non tutti hanno la capacità di muoversi agevolmente, specie se anziani oppure in sovrappeso, questa manovra risulta assai complicata quando la rastrelliera è già popolata di altre biciclette anche a causa del passo stretto degli stalli, in genere attorno ai 50 cm, mentre i manubri delle biciclette moderne si assestano generalmente intorno ai 56/58 cm.

  • l'ancoraggio basso della ruota costringe ad appoggiare la catena oppure il lucchetto a terra, con l'inevitabile conseguenza di sporcarlo o peggio di riempire l'alloggiamento della chiave con acqua o fango con il risultato di non poter riaprire il lucchetto. Un lucchetto sporco oltre a imbrattare le mani non può essere riposto in una borsetta. In ogni caso il lucchetto finisce per essere in contatto obbligatorio ed esclusivo con le parti sporche per definizione della bicicletta ossia con le ruote. Lasciando nel contempo non ancorato il telaio. Le biciclette più recenti e di qualità più elevata, inoltre sono dotate di ruote, specie quella anteriore, munita di sgancio rapido (quick release), che facilita il lavoro del ladro che non deve usare attrezzi per staccare la ruota dal telaio.

Capita a volte che nonostante la presenza di stalli del tipo sopra descritto le biciclette vengono ancorate tramite lucchetti e catene che assicurano il telaio a inferriate, cancelli e pali. Questo indica che l'utente generalmente riconosce intrinsecamente più importante e meno asportabile il telaio delle ruote e soprattutto che preferisce operare in posizione eretta.


Il Progetto
Il progetto di un porta-biciclette deve avere lo scopo di fornire un valido sistema di ancoraggio delle biciclette ad una struttura antifurto.


  • La rastrelliera deve essere realizzata in materiale robusto, preferibilmente in acciaio, o con materiali che diano la sensazione di una robustezza intrinseca, possibilmente con spigoli arrotondati e bisellati. Il piatto in acciaio spessore 6 o 8 mm, per esempio, offre una resistenza elevata sia al vandalismo che alle intemperie. Gli spigoli devono essere molati ed arrotondati allo scopo di consentire un presa ottimale delle finiture superficiali e non risultare offensivi per gli utenti. Importante inoltre che non ci siano zone dove l'acqua piovana possa ristagnare, trascinando lo sporco e formando zone di accumulo.
 
  • La bicicletta deve essere mantenuta in posizione tramite un sostegno che agisca su una delle due ruote ed ancorata, tramite lucchetto o catena, ad uno o più occhielli presenti nella parte superiore del sistema posto ad una altezza di circa 70/75 cm da terra. La posizione degli occhielli deve essere baricentrica rispetto alla maggioranza dei telai delle biciclette in commercio (28” e 26”). Per questo è opportuno che gli occhielli siano più di uno, oppure in alternativa che siano di forma oblunga. La altezza massima della parte superiore del sistema deve essere tale da non interferire con i cestini normalmente presenti sulle biciclette da donna disponibili sul mercato (ruote da 26”). E' opportuno che la ruota anteriore rimanga leggermente sollevata da terra per impedire che la bicicletta possa spostarsi indietreggiando o avanzando o anche scivolando lateralmente prima che il telaio sia ancorato al porta-biciclette.

  • Vista la recente diffusione di citybike dotate di freni a disco (oltre alle MTB che ne dispongono da molti anni) è necessario che il sostegno per le ruote non interferisca con il disco dei freni. E' inoltre opportuno che i porta-biciclette siano dotati di “occhielli” in basso per poter assicurare anche le biciclette speciali anche se poco diffuse come le cargobike, le handbike e le recumbent. Poiché il porta-biciclette è un oggetto che per definizione rimane esposto alle intemperie è opportuno non utilizzare parti composte o rivestite di materiali plastici sensibili ai raggi UV, allo scopo di conservare l'aspetto del porta-bicicletta intatto anche nel corso del tempo.

  • Le parti piane che costituiscono parte del porta-biciclette dovrebbero consentire di essere facilmente personalizzabili con simboli dei Comuni di appartenenza o loghi aziendali. In alternativa è opportuno prevedere un sistema pubblicitario integrato nella struttura del porta-biciclette.


  • L'assemblaggio della rastrelliera deve avvenire in maniera il più semplice possibile. E' importante che si possa avere l'elemento scomposto per ragioni di ingombro e trasporto oltre che facilità di movimentazione e da ultimo di possibilità di personalizzazione del colore. Le rastrelliere se non in grado di auto sostenersi e di non ribaltarsi, sia vuote che con le biciclette, dovranno essere dotate di basi di appoggio con i fori per opportune tassellature alle pavimentazioni esistenti. La presenza dei tasselli di fissaggio a terra aumenta la percezione della inviolabilità del sistema porta-bicicletta. In alternativa si possono prevedere zanche di fissaggio a terra per l'ammorsamento nel cemento.

Per la finitura superficiale si possono prevedere diverse opzioni: la zincatura a caldo, molto resistente ma cromaticamente poco accattivante, la verniciatura a polvere con colori a scelta della committenza che consente un migliore inserimento cromatico nel contesto, la finitura con ossidanti tipo corten. In tutti i casi prima della verniciatura gli elementi grezzi devono subire un trattamento di pulizia delle superfici.


Di Marco Trek Fardelli